Zeppole di San Giuseppe

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UN DOLCE TANTO CARO AI NOSTRI PAPA’ – Il 19 marzo ricorre la “Festa del Papà”, una giornata in cui i bimbi festeggiano i loro genitori con piccoli lavoretti realizzati a scuola, poesie imparate a memoria e letterine ricche di buoni propositi, speso dimenticati già il giorno dopo. Ma come quasi tutte le feste, anche questa ha un suo dolce tipico: la zeppola. Ecco come ce la “racconta” Berardo Pomes, general manager of Hotellerie and Restaurant, World Executive Chef e corrispondente di numerose riviste del settore della ristorazione: “Carissimi amici, permettetemi di condividere con voi, ma con una tenera sbirciata d’occhi a mio Padre che è di là in giardino e d’orecchie ai miei figlioli che là nella loro camera silentemente stanno imparando la classicissima ma tanto aspettata “Poesia della festa del Papà”, una ricetta semplice ma che nel suo contenuto racchiude gioie, dolori, speranze di ognuno di noi Papà del Nostro Tempo.  La ricetta di cui parliamo ha origini lontanissime, pare che discenda dalle “frictilia” romane: ciambelline di frumento fritte che venivano preparate durante i festeggiamenti in onore del dio Bacco. Le “Liberalia”, questo il nome di questi eventi, venivano celebrate il 17 Marzo di ogni anno, sino a quando l’imperatore Tedosio II non le bloccò, rigettando ogni evento attinente i culti pagani. È probabile che con il passare del tempo, il cattolicesimo abbia fatto propria questa usanza collimandola con la festa di San Giuseppe. Solo nel 1700 la zeppola raggiunge la forma che noi oggi conosciamo grazie all’opera certosina di un gruppo di suore: di chi e di quale ordine ancora oggi v’è discussione, anche se io personalmente protendo l’attribuzione alle suore dello Splendore :poiché erano note per la loro inventiva in ambito di dolciumi. Il loro motto era: per ogni giorno di festa un nuovo dolce. Vero è ,comunque, che la prima ricetta scritta delle zeppole è da attribuire al gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti: ecco il perché del la paternità alla cittadina del Maschio Angioino. A rinforzarne la territorialità napoletana v’è una caratteristica tipica della cultura dolciaria partenopea:il contrasto di sapori. Mangiando una zeppola percepiamo, infatti, la neutralità della pasta fritta con la travolgente sensualità al palato della crema con tenero profumo di cannella arricchita da una gemma rosulea: l’amarena.”

INGREDIENTI PER LE ZEPPOLE
Acqua gr 1000
Burro o strutto gr 260
Sale gr 12
Farina 00 g 1000
Uova gr 1200/1300
Zucchero a velo q.b.
2 lt di olio di semi di girasole

PREPARAZIONE E PROCEDIMENTO PER LE ZEPPOLE – Mettere l’acqua, il burro ed il sale in una casseruola. Portare a bollore e quindi aggiungere tutta la farina. Mescolare con un cucchiaio di legno fin quando il composto non si staccherà dalle pareti.  Trasferire il composto in una planetaria, aggiungere le uova a filo (precedentemente sbattute) e miscelare per qualche minuto. Creare quindi le zeppole con l’aiuto di una sac a poche con bocchetta a stella formando delle piccole spirali posizionandole su carta da forno pre-tagliata.  Friggere nell’olio a 180°C direttamente con la carta da forno che sarà eliminata una volta che le zeppole si saranno staccate. Quando le zeppole saranno gonfie e dorate, trasferirle su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.

INGREDIENTI PER LA CREMA PASTICCERA
1 litro di latte
6 cucchiai rasi di farina
6 tuorli d’uovo
6 cucchiai di zucchero
Cinnamono (la cannella cinese )

PREPARAZIONE E PROCEDIMENTO PER LA CREMA PASTICCERA –  Mettete a riscaldare il latte facendo attenzione che non raggiunga la bollitura e aggiungetevi un pizzico di cannella cinese. Nella pentola, iniziate ad incorporare i tuorli con lo zucchero e, gradatamente, la farina, aggiungendo di volta in volta un po’ di latte caldo. Girate lentamente evitando di formare grumi e portate la pentola su fuoco basso. Agitate continuamente secondo un unico verso e spegnete il fuoco quando saranno comparse le prime bolle. Girate di tanto in tanto la crema anche dopo, quando sarà cotta.

DIFFICOLTA: Media
TEMPO: Un’ora

DEDICA:

A Mio Padre

Ciao papà, ti vedo stanco
sarà la sera che ti cade addosso,
oppure gli anni che si fan sentire.
E’ strano come le montagne,
si inchinino al passaggio della vita,
lasciando cadere a valle,
le sue rocce sgretolatesi nel tempo.
Li hai passati tutti i tuoi momenti,
restando sempre attento ai tuoi presenti,
e restare con lo sguardo al tuo passato
di cui a noi figli molto hai dedicato.
Mi hai fatto grande ma non solo fuori,
io di te ho molto dentro.
Quel che è stata la tua vita
per contarla non bastan le dita
di tutta quella gente che ti ha visto crescere
e lottare contro la tua sorte.
Starei una vita a raccontarmi di te,
che oggi mi guardi con lo sguardo di un bambino
e con il coraggio ti darebbe la sua vita,
per farti vivere, la tua, un pò di più.
grazie papà
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